copertina libroLa prima notizia dell'esistenza di Less than Zero, la lessi su una qualche testata giornalistica di De Benedetti, a firma di Alberto Arbasino. Curioso, appena il libro apparve in traduzione italiana, lo comprai.

Le storie raccontate da Ellis in questo romanzo, il suo stile di scrittura, sono molto accattivanti. Giovani borghesi americani, belli e dannati, edonisti e decadenti, forse troppo patinati per essere veri, vivono, malgrado gli agi e la promiscuità sessuale, nell'angoscia quotidiana, nel vuoto di valori e significati, ricorrendo spesso a rimedi chimici.

La narrazione procede scorrevole e vivace; il lettore può, in parte, identificarsi con i personaggi e con i loro problemi e un po' invidiare la loro vita movimentata, moderna, esemplare.

Nella bella postfazione al romanzo, in cui Fernanda Pivana fa un po' la storia della letteratura americana più recente, la leggendaria americanista, a proposito del romanzo di Ellis, parla di postminimalismo, di "Video Generation", di disperazione, apatia, alienazione, incomunicabilità, angoscia esistenziale, vuoto interiore. La prosa di Ellis sembra ispirarsi a quella scabra e asciutta di Ernest Hemingway. Le scene del romanzo sono montate come videoclip. Assente ogni giudizio morale, anche nelle situazioni più perverse.

"Che cosa è giusto? Se vuoi qualche cosa hai il diritto di prenderla. Se vuoi fare qualcosa hai il diritto di farla.”

Certo, a parte le esagerazioni dettate dal lusso e dal consumismo vistoso e sfrenato, i personaggi del libro di Ellis sono diventati quasi un modello per la mia generazione; molte ansie, molti disagi descritti nel libro, appartengono anche a noi al di qua dell'oceano. Il merito di Ellis è appunto quello di aver saputo rappresentare, in modo incisivo ed esteticamente apprezzabile, al netto delle iperboli, il malessere della gioventù, quella di allora e forse anche di epoche a venire.

Un limite del romanzo di Ellis, di tutti i romanzi di Ellis, è, a mio avviso, la ripetitività, di azioni e situazioni. A volte, mentre si procede nella lettura, dopo un certo numero di pagine, si ha l'impressione che lo scrittore americano voglia allungare, per forza, la narrazione. Comunque, un bell'esordio.

La Trama

Meno di Zero racconta il ritorno a Los Angeles di Clay, un diciottenne che studia in un'università del New Hampshire, per trascorrere le vacanze natalizie. Los Angeles si rivela per lui un mondo superficiale, fatto di lusso e dissolutezza. Accolto dalla fidanzata Blair, Clay si ritrova a vagare tra feste estreme e locali esclusivi, dove la droga, l'alcol e il sesso promiscuo dominano ogni interazione. Clay si muove tra vecchi amici, tra cui Julian, il suo spacciatore, e Rip, che incarna l’eccesso e l’assenza di limiti morali.

Il romanzo approfondisce l’apatia e il senso di vuoto di questi giovani, immersi in un materialismo sterile, tra auto di lusso e la costante ricerca di esperienze estreme. Il climax viene raggiunto quando Clay, sempre più distante e sconfortato, scopre un mondo ancora più oscuro, con dettagli sconvolgenti che rivelano il degrado morale che li circonda.

Alla fine, incapace di trovare un senso in questa vita dissoluta e segnata da relazioni vuote, Clay decide di lasciare Los Angeles, ritornando al suo isolamento interiore. La sua storia riflette una gioventù persa, priva di punti di riferimento, in balia di un profondo malessere esistenziale.

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